(nato nel 1985 a Bazzano, Bologna)
Nel 1994 avevo nove anni, tre grandi passioni e uno strumento portentoso sotto le dita. Le tre grandi passioni erano i nomi esotici, la geografia politica e il calcio. Sotto le dita avevo la tastiera di uno stupendo Macintosh Classic, il primo personal computer della Apple dal costo accessibile anche per una famiglia come la nostra, frutto della lungimiranza di mio padre che lo acquistò al ribasso poco prima della dismissione del 1992. Da bravo bambino moderno, iperattivo e bombardato continuamente dai nascenti progressi tecnologici che ci avrebbero portato di lì a poco dal singolo telefono fisso per abitazione a tre cellulari a persona, cominciai a chiedermi cosa diavolo potevo farci con quello scatolotto.
Mi saltò subito all’occhio che scrivere era veramente facile e veloce, dunque a quello doveva servire. Già, ma cosa scrivere? All’epoca aspettavo con ansia l’uscita dell’album di figurine della ditta modenese Panini, come tutti i bambini di allora, ma non tanto per scambiare le figurine o sfogare il mio istinto infantile nella distruzione della carta, quanto per vedere chi faceva parte quell’anno del mio spettacolo preferito. Un argentino coi capelli lunghi, un colombiano dalla faccia butterata, un nerissimo brasiliano. Gli italiani, come logico, avevano nomi e aspetto piuttosto normali: che noia. Gli stranieri invece con i loro nomi lunghissimi accentati (com’era bella la tilde!) e visi che raccontano di posti lontani erano libri aperti. E che divertimento scorrere le carriere, con quelle squadre da collocare nella giusta nazione.
Mi resi ben presto conto che se ti piacevano i nomi esotici e la geografia, il calcio offriva spunti incredibili: una valanga di materiale che mi decisi ad assemblare nel poco tempo che la mia attività di bambino mi concedeva. Accanto alla embrionale passione per la cultura, infatti, raggiungeva il suo apice la passione per lo sport, il movimento, il contatto con le altre persone e la formazione della personalità.
Ogni momento libero lo dedicavo al calcio e all’archiviazione: creavo elenchi dei giocatori presenti negli album, ricopiavo tutti i dati, li uniformavo, li ordinavo… era qualcosa di molto simile ad un gioco. Avevo presto imparato che un documento di testo non è l’ideale per un lavoro del genere: comodo per scrivere, ma non per ordinare dati. Passai ai fogli di calcolo, funzionali con quelle colonne e quelle righe che chiedevano solo di essere riempite a dovere, finchè non mi resi conto che un database altro non era che un foglio di calcolo con potenzialità enormi. Mi decisi ad esplorare quell’interfaccia così complicata, con parole che facevano sicuramente paura a un bambino di neanche otto anni: piano piano riempii database interi, copiando i dati su floppy disk per sicurezza (proprio non mi fidavo di quelle parole…) ed avventurandomi in improbabili operazioni di ordinamento e filtraggio, con l’incoscienza e la voracità che purtroppo solo i bambini sanno avere. Mentre i miei amici guardavano i cartoni animati o giocavano con i soldatini, beati loro, io mi dedicavo all’archiviazione senza neanche sapere bene cosa stessi facendo, e allo stesso tempo accumulavo esperienza in vari campi: dall’informatica all’archiviazione, alla ricerca.
I ritmi erano serratissimi, ogni minima cosa era una incredibile scoperta, un passo avanti, un indizio di un futuro inimmaginabile fino a qualche anno prima.
Nel 1994 avevo nove anni, tre grandi passioni, un Macintosh Classic, una discreta esperienza nell’archiviazione e una mole di dati invidiabile per quell’età. Nel 1994 ci furono i Mondiali di Calcio nell’altra parte del Mondo: l’America, il sogno, la grande nazione dove tutto è spettacolo. Le maglie bellissime della nazionale statunitense, i nomi sulla schiena, i calciatori africani con la loro strapotenza fisica e le treccine, il portiere messicano Campos e il colombiano Higuita. Decisi che dovevo assolutamente tenere traccia di quell’evento, fare un passo avanti nella mia attività di archiviazione. Misi a frutto l’esperienza e creai un database ad hoc: quasi cento pagine di dati, nomi completi, date e città di nascita, informazioni sulle federazioni, i presidenti, gli allenatori, le squadre. Chi più ne ha più ne metta.
Quell’esperienza, che consideravo un punto di arrivo, fu invece uno splendido punto di partenza. Mi resi conto di tutti i problemi che si incontrano nella raccolta e archiviazione di dati in un mondo senza mezzi di comunicazione efficaci.
Trovare le fonti migliori ed eliminare i dati sbagliati confrontandole, capire come si scrivono nomi che fonti diverse propongono in forme diverse (Sergei o Sergey? N’Kono o Nkono?), come rendere omogenee le date di nascita quando si conosce solo l’anno, come gestire calciatori nati in una nazione diversa da quella che rappresentano.
Visto con gli occhi di oggi, è un lavoro assolutamente non attendibile, pieno di errori e informazioni non verificate, ma quattro anni dopo ero già pronto per affrontare l’avventura in modo professionale, creando un lavoro affidabile per quanto ancora non completamente attendibile.
Dal Macintosh passai a un IBM compatibile, scoprii Microsoft Publisher e creai una rudimentale copertina per la stampa del nuovo archivio. Cominciai a pubblicare un giornalino settimanale che trattava tutti gli sport, con idee sempre nuove: scrivevo articoli ai quali affiancavo liste di dati a tema, dagli stranieri del campionato di calcio in corso ai cestisti NBA nella Hall of Fame. Le prime paghette le spendevo in libri e riviste che conservavo gelosamente, strappando le pagine che mi interessavano a futura memoria quando lo spazio diventava tiranno. In molti si stupiscono che un bambino possa arrivare a tanto.
Sembra un secolo fa. Oggi c’è Internet e siamo tutti più vicini. Benchè la maggior parte delle persone continui ad usarlo per tenerci aggiornati sui suoi amori estivi o per far vedere le foto delle vacanze a tutti (era già abbastanza noioso vedere quelle dei parenti), per aumentare il proprio ego parlandosi addosso o per guardare siti porno, è uno strumento incredibilmente efficace se usato nel modo giusto. Una immensa mole di dati è a disposizione di tutti (a volte un po’ nascosta, ma basta imparare a cercare) e conoscere un russo non è più così impensabile. Penserete allora che raccogliere dati oggi sia più facile, ma vi sbagliate. Se prima il lavoro rudimentale di un bambino restava privato e finiva in cantina, oggi lo si trova su internet, ospitato su un sito di bella presenza: lavori affidabili e inaffidabili hanno pari diffusione, creando così ulteriore confusione e “instabilità”. Capire oggi cosa sia una fonte affidabile è più difficile di prima, ma è più facile correggerne le storture poiché abbiamo più informazioni a disposizione. Sembra un cane che si morde la coda e in effetti lo è: più informazioni, più errori, più occasioni di correzione grazie alla maggiore informazione, che porta a più errori, etc. La differenza, come in tutte le cose, la fa il singolo. L’abilità, la preparazione, la voglia, la professionalità.
Nel 1994 avevo nove anni, oggi ne ho ventitrè. Collaboro con il sito web di ricerca calcistica più grande e affidabile, ogni tanto scambio quattro chiacchiere col professore universitario e storico calcistico Pierre Lanfranchi, conosco il più informato e preciso ricercatore calcistico italiano, Carlo Fontanelli, proprietario della più grande casa editrice del settore, collaboro saltuariamente con Cris Freddi, ricercatore illuminato ed autore del libro “Complete Book of the World Cup”, pietra miliare della ricerca calcistica, svolgo regolarmente ricerche per l’OlyMADMen team di Bill Mallon, uno dei più innovativi ed instancabili ricercatori olimpici, membro fondatore della Società Internazionale dei Ricercatori Olimpici (ISOH) ed ho conosciuto gli unici due ricercatori sportivi italiani degni di nota, Davide Rota ed Elio Trifari (grazie al quale una ricerca a cui ho collaborato in maniera determinante è finita su La Gazzetta dello Sport in un articolo a sua firma).
Conosco validissimi ricercatori italiani, russi, belgi, messicani, cubani, olandesi, ungheresi, austriaci. Nessuno retribuito per fare quello che gli riesce meglio, ciò in cui mette più passione e competenza. Sarà anche per questo che nella ricerca sportiva siamo indietro anni luce?
Christian Tugnoli
